The Art of Ilaz

Di Barbara Ganetti

Attualmente la situazione femminile in Italia risulta in fase di lenta evoluzione, ma la maggioranza delle donne, sia prima che dopo il matrimonio, ancora sente su di se' il divario culturale con il mondo maschile in qualsiasi professione voglia intraprendere; inoltre la donna europea che lavora, in virtu' della profonda crisi economica, molto spesso si trova a sostenere la famiglia economicamente essendo unica fonte di reddito a causa della sempre maggiore disoccupazione maschile, vivendo la propria dimensione di coppia e di moglie con un carico emotivo destabilizzante; a tal proposito, da donna, può darci la sua visione di come percepisce la donna oggi in Europa?

Non posso darvi un parere generico sulla “donna in Europa”, perché pur essendo stata in moltissime città europee, sia per le mostre alle quali ho partecipato sia per viaggi personali, non ho mai avuto l’occasione di viverci per lunghi periodi e quindi la mia opinione sarebbe falsata da una raccolta di informazioni esigue. Mi piace sempre osservare in maniera empirica e analizzare dati che posso verificare personalmente. Quello di cui posso raccontare è di come percepisco la situazione in Italia, anzi restringendo ancora di più il campo a Milano. Comparando questa situazione di vita con quella meridionale e nello specifico nella regione da cui provengo: la Basilicata. Milano è la mia “città adottiva”, mi sono trasferita qui nel 2011 dopo aver conseguito la prima parte dei miei studi a Roma. Nel corso degli anni ho conosciuto moltissime donne, oltre a colleghe artiste, curatrici e varie professioniste in diversi settori. Posso affermare che questa città è molto aperta e ambiziosa quindi ho osservato come tante donne sono riuscite ad ottenere carriere brillanti. Ovviamente quello che fa la differenza è la storia personale di ognuna e questo non è circoscrivibile in un’opinione generica. Credo che ci sia molto rispetto, in generale, in quanto questa città vuole porsi come polo di riferimento per tanti settori importanti dalla moda al design al settore della cultura in generale. Di sicuro si possono verificare anche qui situazioni spiacevoli o poco rispettose della categoria femminile ma, la differenza la fanno le singole storie e ambienti di lavoro. In Basilicata la situazione può essere considerata notevolmente differente. Io sono cresciuta in un paese minuscolo, di 1500 abitanti, si chiama Rivello. In alcune zone del Sud Italia la mentalità e i valori nei confronti del genere femminile sono ancora obsoleti e spesso la donna è ancora considerata principalmente come procreatrice e necessariamente incentivata ad occuparsi del focolare domestico. Si aprirebbe un lungo capitolo su come ancora vige un forte patriarcato e come anche l’aspetto religioso in tanti tratti della vita influenzi le scelte di tante ragazze che si preparano a un futuro esclusivamente da madri, subordinate ai loro mariti/compagni. Posso aprire una parentesi su New York mia seconda “città adottiva” dove la situazione della donna è in alcuni settori ardua. Il valore assoluto del lavoro e della carriera, nella città americana, fa si che la mentalità della famiglia venga subalternata all’interesse personale di investire tutte le energie nel perseguire la carriera e nell’avere successo. Le due cose sembrano essere inconciliabili e spesso perché la questione della maternità non è ben accettata da aziende di grossissimo valore economico che monetizzano il tempo e le persone.

Oggi le donne nell'arte rappresentano solo l'8% del mercato globale, anche nell'arte la donna risulta ancora poco valorizzata, ed in alcuni casi poco credibile. Come vede la situazione delle donne che sono dedite alle forme d'arte nei prossimi anni?

In un bellissimo libro autobiografico dell’artista Louise Bourgeois “Distruzione del padre”, dichiara che fare l’artista in quel periodo era meno dignitoso che fare la prostituta. La straordinaria critica d’arte Lea Vergine nel suo libro “L’arte non è faccenda di persone per bene” narra la difficoltà vissuta in prima persona, prima nella zona del napoletano e poi in ambito nazionale, nell’occuparsi di arte in un ambiente totalmente saturo di figure maschili ingombranti. Inoltre la stessa Lea Vergine nel volume “L’altra metà dell’avanguardia” ha raccolto e narrato di artiste che hanno realizzato opere incredibili negli anni dal 1910 al 1940, spesso “occultate” dalle figure maschili altisonanti che tutti ricordiamo. Oggi per fortuna in tanti aspetti la situazione nel mondo dell’arte è cambiata, ci sono galleriste, critiche, curatrici, direttrici di musei e artiste straordinarie che riescono ad avere il giusto e meritato spazio. La difficoltà ancora persiste perché in generale questo è un settore complesso con un numero infinito di parvenu e di persone che improvvisano conoscenze e competenze, sottovalutando la difficoltà del mestiere. Sono convinta che in alcuni Paesi ci sarà sempre una maggiore inclusività dando sempre più spazio non solo alle donne ma finalmente abbattendo il concetto di genere e quindi includendo tutti a prescindere dal sesso di nascita. In altri Paesi c’è moltissimo da abbattere prima di poter arrivare a una tale libertà.

Oggi la pandemia ci pone a livello globale di fronte a delle sfide economiche e culturali senza precedenti nella storia e, proprio la cultura oggi risulta sempre piu' delegittimata dalla comunicazione di massa e dal consumismo che, impone modelli sempre piu' omologati. Gli intellettuali rispetto al passato sembrano aver perso quello status di ragion pura che, li ponevano quali indicatori del genere umano verso la ricerca di se stesso e del bello; se d'accordo con questa concezione, crede che l'arte e la cultura di concerto con le nuove tecnologie, oggi possano ancora rimettere al centro l'uomo e la donna, ritornando ad essere guida universale per la consapevolezza delle fragilità umane e la ricerca della perfezione interiore?

Non credo nel concetto di “uomo/donna”, credo nel concetto di esseri umani. Non credo si possa raggiungere alcuna perfezione interiore e non credo nemmeno sia necessaria. La bellezza è nella diversità e nei limiti di ogni essere vivente. Credo nella ricerca di un’evoluzione personale e collettiva che può avvenire soltanto attraverso l’accettazione della natura imperfetta di tutti noi. La perfezione è un concetto utopistico e soprattutto impedirebbe all’uomo (in quanto essere) di esprimersi sotto qualsiasi forma. Nel delirio dell’imperfezione umana sono state create le forme d’arte più complesse e meravigliose. Nell’accettazione della fragilità, di cui parla, e nella ricerca personale di come sopravvivere ad esse che sono state scritte innumerevoli parole racchiuse sotto forma di filosofia, saggistica, letteratura e poesia. Tutte queste forme di cultura esistono ma semplicemente sono meno racchiudibili in gruppi o movimenti e utilizzano altri linguaggi aderenti a un mondo diverso che comunica attraverso strumenti e spesso medium differenti.

4) Da quanto mi ha confidato, la sua arte spesso risulta per i critici molto audace e virulenta, mettendo di fronte l'occhio di chi guarda a cio' che non vorrebbe guardare, questo aspetto sicuramente rappresenta già di per se' una forma d'arte, ma sicuramente crea non poche contraddizioni; ci spieghi come nasce questo suo impulso e, da quale bagaglio interiore viene espresso, e ancora, oggi cosa si prefigge di trasmettere al mondo la sua arte?

Ci sono artisti grandiosi che hanno segnato il mio modo di comunicare e di creare. Il mio trascorso personale di sicuro influisce su quello che faccio e la cosa che amo di più è utilizzare qualcosa di vissuto che possa arrivare a toccare corde comuni, che possa suscitare quell’emozione talvolta recondita e celata. Allora lì il processo si compie perché avviene un reale scambio, forte, pieno e sensazionale. Il fil rouge d’indagine del mio lavoro è di sicuro il corpo. Vissuto come gabbia, prigione, membrana invadente e soffocante e come elemento sacro di bellezza imprescindibile. Come un elemento magico che ci appartiene e che è la tela sulla quale s’imprime la nostra esistenza e le nostre emozioni. È il corpo al centro del mio universo. Partendo da qui creo. Realizzo tele, performance o video-installazioni. Ho lavorato con i più svariati corpi. Quando sono da sola con le mie tele è un lavoro molto più introspettivo. Quando creo le performance c’è un lavoro collettivo meraviglioso. Ho lavorato con tanti musicisti, da dj di musica elettronica a violinisti, arpisti, pianisti, cantanti liriche, e con danzatori e danzatrici, attori e attrici. Tutti lavori incredibilmente intensi, talvolta estenuanti perché nasce ogni volta un’energia nuova, forte e potente che viene completata soltanto dalla presenza finale del pubblico che restituisce, per ogni singola esperienza, qualcosa di diverso. Quest’ultimo è un dato assolutamente imprevedibile. Ogni performance è unica, (intesa come non ripetibile) non è una pièce teatrale, tutto quello che accade sta accadendo al momento, non ci sono gesti o testi codificati ma solo delle linee ampie sulle quali di volta in volta i protagonisti si muovono. Ricordo che in una delle mie performance #chambre a New York, la performer che lavorava con me in quel periodo era totalmente chiusa nel cellophane, (come accadeva per tutte le protagoniste di #chambre) sembrava un bozzolo di una farfalla. Io non la disturbavo mai prima di iniziare perché era necessario per lei trovare la concentrazione e per respirare dagli unici due buchi che le facevo sul naso e sulla bocca. Quella volta alla Salomon Art Gallery di New York c’era un enorme pubblico perché ero in mostra collettiva con altri 3 artisti americani tra cui l’esponente dell’espressionismo astratto Natvar Bhavsar. Ero estremante emozionata, l’energia era traboccante. Avevo deciso che quella volta lei sarebbe stata seduta su un’altalena di design. Era bellissima. Aveva questo vestito di velluto bianco che avevo disegnato io, con una coda lunghissima che occupava metà della stanza. La gallerista mi disse di aspettare altro tempo, perché stava arrivando altra gente. Così il tempo di permanenza nel cellophane era diventato rischioso. Quando finalmente mi sono avvicinata per iniziare la performance, lei si era quasi addormentata nel suo involucro, facendomi spaventare atrocemente. Oggi ne rido. La serata fu bellissima e mi sembrava di toccare con mano il mio sogno che diventava realtà. Conservo dei ricordi straordinari di ogni esperienza che ho fatto grazie al mio lavoro e arrivare alla gente sento che è la mia “missione” più importante.